Al Miramalfi con lo chef Alberto Amatruda

E la sua cucina a colori

- di Angela Merolla -

Lo stupore si rinnova ogni volta che si percorre la Costiera Amalfitana; i morbidi tornanti inebriano del profumo dei limoni, dei cespugli di ginestra che si sporgono su scenari mozzafiato, mentre lingue di terra strappate alle rocce sembrano sospese tra cielo e mare.

L’Hotel Ristorante Miramalfi è proprio lì a guardare Amalfi in tutto il suo splendore, in una posizione di grand’effetto.

La struttura fondata e gestita dalla famiglia Mansi dal 1956, ha portato sempre grande attenzione alla migliore ospitalità.

Il Miramalfi si sviluppa su più livelli ricavati nella roccia; accoglie la grande terrazza che espande la vista su tanta generosa bellezza della natura, ai livelli inferiori si snodano le accoglienti camere, la sala riservata agli eventi, interamente cinta da vetrate e  prospicente un’ampia balconata dedicata al ristorante à la carte, che lascia  godere dell’incantevole paesaggio costiero, gradinate nella roccia poi, accompagnano alla piscina e alla discesa, fino al mare.

Professionale, il merito del garbato servizio in sala è del maitre Cosimo D’Eboli, che suggerisce e racconta le portate, selezionate in due distinti menù, tradizionale e innovativo, entrambi a firma dell’executive chef Alberto Amatruda.

E’ la cucina a completare la magica atmosfera al “Miramalfi”; professionalità, rigore, spiccata vena creativa, conoscenza della materia prima e l’uso di opportune tecniche di cucina, presentano lo chef Amatruda.

Cromaticità ed eleganza, sono esaltate nei suoi piatti. Prima alla vista e poi al palato si rivela l’attenta ricerca degli ingredienti, connubi intriganti e mai scontati; sapori che bene si distinguono e si armonizzano tra loro, giochi di consistenze si avvicendano, esaltando e mai annoiando il palato, travolgendo i sensi proprio come le onde del mare.

Fondamentalmente si riconosce nella genuinità, quanto nella semplicità, una mano raffinata che sa raccontare un pensiero ben preciso.

Non posso che fare qualche domanda allo chef Alberto Amatruda per saperne di più:

- Cosa rappresenta per te il mondo della cucina?

La cucina rappresenta per me il mio habitat naturale, quel luogo dove mi sento completamente a mio agio e dove posso dar vita a tutte le mie fantasie.

 - Qual’ è stato il tuo percorso formativo?

Avevo 14 anni quando sono entrato per la prima volta in una cucina. Ad oggi posso dire che tutte le mie esperienze mi sono servite, anche quelle che allora mi sembravano negative, oggi si sono rivelate importanti per la mia formazione professionale. Ma particolarmente a cuore ho le esperienze fatte con gli Chef Giovanni Pane a Sorrento, Fabio Ometo a Torre del Greco, Giovanni De Vivo a Villa Cimbrone e con Christopher Bob al Monastero Santa Rosa.

- Raccontaci della tua filosofia

La mia filosofia è cucinare a colori. Una buona materia prima non ha bisogno di essere stravolta, bisogna solo trovarne le giuste combinazioni di sapori, cucinarle con cura e infine concludere a colori.

- Come deve essere il piatto che ti rende soddisfatto?

Deve avere un giusto equilibrio tra gli elementi, senza creare combinazioni banali, in modo da esaltarne tutti i sapori al palato. Ovviamente non bisogna mai sottovalutare la presentazione del piatto. Anche l’occhio vuole la sua parte!

- Nella realizzazione di un piatto cosa influisce, cos’è necessario. A cosa non rinunceresti mai?

Un piatto porta con sé le mie emozioni. In ognuno ci sono tutti i miei sentimenti, ricordi legati al passato e alla tradizione, ma anche innovazione e creatività. Tutti i piatti che creo nascono dagli stati d’animo e dalle emozione che si provano in quel determinato momento di vita. Mai rinunciare ad una materia prima di qualità, alla sapidità, acidità, croccantezza e ai prodotti del territorio.

- In cucina è passato, presente o futuro?

Passato e presente sono alla base della cucina, senza tradizione non ci potrebbe essere il presente, da questo punto in poi che bisogna innovare la cucina.

- Secondo te nel contesto gastronomico attuale qual è il concept vincente?

Al tempo d’oggi la gastronomia e la culinaria sono completamente cambiate rispetto al passato. Oggi la società punta ad uno stile di vita e ad un’alimentazione molto più salubre. Il concept vincente oggi deve badare molto alla qualità dei prodotti ed alla giusta combinazione fra di essi e puntare molto sulla qualità del servizio che si offre alla clientela.

- Cosa ti porta maggiore soddisfazione, cosa ti emoziona nel tuo lavoro?

La soddisfazione arriva nel momento in cui i clienti rimangono stupiti e apprezzando il mio lavoro. Mi emoziono ogni volta che nasce un nuovo piatto.

Fotografie by Raffaele Nocera
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