Mentre si tenta il boicottaggio dei prodotti Made in Italy, Lo spumante italiano il più stappato all’estero 68 milioni di spumante italiano per il mondo solo durante le feste

- di Giovanna Angelino -

Lo spumante italiano è sempre più apprezzato anche all’estero; secondo una stima di Coldiretti 9 italiani su 10 hanno stappato una bottiglia Made in Italy a capodanno. E’ anche vero che la produzione ha superato del 10% quella dell’anno prima. La classifica dello spumante italiano più stappato vede in testa il Prosecco seguito da Asti e Franciacorta. Il consumo cresce notevolmente anche all’estero, facendo registrare un +13% per un valore delle esportazioni che supera 1,5 miliardi di euro.

La Coldiretti sottolinea che è l’intero comparto agroalimentare italiano a crescere sempre di più all’estero, registrando  3,4 miliardi; ad aumentare sono maggiormente i prodotti tipici delle festività natalizie come salumi, formaggi, ma anche tortellini, caviale, dolci, panettoni e cappelletti, anche se a trainare il settore sono vini e spumanti.

Questa crescita esponenziale dei prodotti italiani ha mobilitato perfino l’Onu e l’Unione europea, infatti, quest’ultima ha introdotto un regolamento che rende impossibile scoprire l’origine dei cibi, mentre l’Onu ha deciso di dare battaglia a tutti i cibi che contengono zuccheri, grassi e sale. Nel mirino dell’Onu sono entrati anche parmigiano e olio extravergine. L’ente internazionale stava cercando di far introdurre una nuova tassa su questi prodotti e scritte sulle etichette simili a quelle sui pacchetti di sigarette: “Nuoce alla salute”. Ad essere colpite dalla norma sarebbero state le eccellenze italiane, Dop e Igp (salumi, prosciutto di Parma, Mortadella di Bologna, la Nutella, Prosciutto San Daniele, Grana Padano, formaggi e olio, perfino vino e burro).

Negli ultimi decenni lo scenario dell’agroalimentare è profondamente cambiato; da un lato vi sono multinazionali americane che producono di tutto senza competenze artigianali e i cinesi e i russi continuano ad imitare i cibi di vario genere. Le eccellenze italiane, con le intenzioni dell’Onu avrebbero subito una tassa di oltre il 20%, con una scritta destinata a scoraggiarne l’acquisto.

In Inghilterra e in Francia già sono state introdotte le etichette e la Coca Cola Light, per esempio ha il semaforo verde; si tratta di una bibita che non contiene zucchero ma dolcificanti e coloranti, mentre per l’olio extravergine (per il quale sono state ampiamente dimostrate le notevoli qualità nutritive) avrebbe il semaforo rosso, e nuocerebbe gravemente alla salute.

Tutti sanno che sono gli eccessi ad essere dannosi, “la dose fa il veleno”, si usa dire; qualsiasi alimento se consumato in dosi alte fa sicuramente male. In qualsiasi prodotto sono presenti grassi e sale. Per assurdo, perfino se assumessimo una piccolissima dose di veleno (non fatelo), questa non produrrebbe nessun effetto.

Si sta tentando di far scomparire la cultura del mangiare sano

Il sospetto è che vi sia l’intenzione dell’Onu e dell’Unione europea di danneggiare i prodotti italiani. Vi è una volontà dettata da grandi Lobby per produrre cibo con la chimica, perché più economico, il rischio è grosso; si rischia, infatti, di non mangiare più cibo vero, ma solo spazzatura. Niente più antiossidanti e vitamine ma solo composti chimici. Per contrastare questo rischio il ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio ha aperto un contenzioso in Europa per opporsi alle politiche dell’Onu, mentre il Ministro degli Esteri Enzo Moavero ha nominato Gian Lorenzo Cornado, ambasciatore all’Oms (organizzazione mondiale della sanità) e all’Onu che vigili su questi temi.

Coldiretti e Federalimentare insieme a associazioni agricole sono in primo piano per fare fronte comune a questi interventi, ma trovano molta resistenza nel governo francese, il quale è uno dei più lontani dalle politiche agricole.

Dopo una lunga battaglia il documento “High Level Meeting” delle Nazioni Unite ha sancito una tregua, cancellando, almeno per il momento l’etichettatura a semaforo e le tasse sui prodotti con zuccheri e grassi.

E’ necessario però, non abbassare mai la guardia e vigilare costantemente, perché certe politiche sono orientate a diffondere cibi omologati prodotti in laboratorio chimicamente e non più nelle campagne.

Bisogna continuare ad acquistare frutta e verdura dal contadino, vino e olio quando si conosce la vera provenienza e non bisogna mai fidarsi delle etichette, le cui scritte sono decise a tavolino per agevolare le grandi multinazionali che hanno già investito miliardi per conquistare il mercato con la chimica.

Basti pensare che la Bayer ha comprato la Monsanto per 75 miliardi di dollari per la produzione di sementi e Ogm. Stesso discorso per la China Chemical che ha speso 43 miliardi per assorbire la Sygenta, secondo produttore di germoplasma agricolo e di Ogm.

 

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