Politica e mercato food

-di Pier Giorgio Tupini-

La comunicazione, nell’ampio settore agroalimentare indica le sfide e le opportunità per il futuro, formula orientamenti e indica ulteriori vie da esplorare. Al fine di rendere più flessibili e puntuali le indicazioni della comunicazione e affinarne i concetti sull’affrontare le sfide chiavi della garanzia di un equo tenore di vita per gli agricoltori, della protezione dell’ambiente e della lotta contro i cambiamenti climatici il 2 febbraio 2017 la Commissione europea, con un ampio gruppo di portatori d’interessi e di co-legislatori, ha indetto una consultazione sul futuro della politica agricola comune (PAC), per definire in che modo l’attuale politica possa semplificare e modernizzare i processi produttivi nel settore agricolo. La FAO ha posto l’accento sul miliardo di persone denutrito (il 13,4% del pianeta) che vive prevalentemente nelle regioni agricole, ma al quale si contrasta un miliardo d’individui obesi o in sovrappeso, concentrati soprattutto nei Paesi sviluppati. Negli ultimi anni la diminuzione della produttività agricola in alcune aree del pianeta, connessa a fenomeni naturali quali l’inaridimento del suolo, la scarsità delle risorse idriche e gli effetti del cambiamento climatico hanno aggravato la situazione. Per di più, il fenomeno del land grabbing dal sapore di neo-colonialismo (accaparramento di terre), che riguarda oltre 80 milioni di ettari di superfici coltivate, causa una progressiva e veloce evoluzione dell’alimentazione, del cibo e delle dinamiche del mercato food, modificando, purtroppo rapidamente, anche le abitudini dei consumatori. Nei prossimi decenni non sarà solo la crescita demografica a promuovere l’aumento della domanda di prodotti alimentari, ma soprattutto l’aumento del reddito nei paesi in via di sviluppo, che comporterà un maggior consumo pro-capite di cibi ad alto contenuto calorico e proteico. Per contenere i conseguenti squilibri ecologici definiti “transizione alimentare”, ossia l’evolversi della dieta in funzione di fattori socio-economici, epidemiologici e demografici è necessario un approccio essenzialmente “politico” sul tema dell’alimentazione, che prenda in considerazione le diseguaglianze geografiche, socio-economiche e di genere con l’obiettivo di difendere la biodiversità, oggi in grave pericolo. Ogni giorno, infatti, scompaiono 50 specie viventi, anche per la responsabilità di un’agricoltura spinta verso la monocultura, l’uso di sementi trattati, di concimi e di antiparassitari. Per difendersi dalla perdita della “biodiversità”, sinonimo di ricchezza, di varietà, di coesistenza di svariate forme di vita selezionate nel corso dei millenni, è indispensabile sorreggere politicamente “la sostenibilità ambientale, la sostenibilità nutrizionale alimentare e la sostenibilità della pressione migratoria” che costituiscono i tre vertici dell’odierno triangolo politico-istituzionale. Si assiste, però a comportamenti socio-politici contrastanti, ad esempio Trump è disposto a rinunciare alla sostenibilità ambientale per non porre in pericolo le altre due, mentre per la Cina la sostenibilità della pressione migratoria non costituisce una priorità nell’agenda politica. L’Unione Europea, dal canto suo, persegue da anni, non senza difficoltà e contraddizioni interne, l’ambizioso progetto di tenere insieme, in mutuo bilanciamento, i tre tipi di sostenibilità, ma il mercato del cibo è ben lontano da quel modello di concorrenza perfetta enunciato dalla scuola di una sana politica economica. Infatti, la concentrazione della produzione agricola attuata dai sei giganti agrochimici (Bayer, Monsanto, Du Pont, Dow, ChemicalCina, Syn-genta) in procinto di fondersi in tre super-corporation (Dow-Dupont, Bayer Montesanto e Chem-Cina-Sygenta), preoccupa i consumatori e i contadini come rischio grave sul lato dell’offerta, per la libertà delle istituzioni democratiche e del bene comune dei cittadini. Si aggiunga che, l’espandersi degli arbitrati internazionali che consentono alle imprese la facoltà di citare in giudizio i governi nazionali e l’implemento di azioni legali contro provvedimenti ritenuti contrari alla libera concorrenza, agevolano la concentrazione sul lato dell’offerta, mettendo a repentaglio la libertà delle istituzioni democratiche di perseguireil bene comune dei cittadini. Inoltre, è vivo il problema della produzione di piante Ogm che nel mondo è concentrata in 10 Paesi industrializzati, con il 95% dei 180 milioni di ettari di superficicoltivate a transgenico (dati 2016), mentre altri 19 Paesi producono il restante 5%. 

Come l’Europa può contribuire a superare le disuguaglianze geografiche che influenzano la maniera di alimentarsi in tutto il pianeta

Tra questi ultimi vi sono 8 Paesi europei - Germania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Spagna e Svezia - che nel 2010 hanno impiegato sementi Ogm per un totale di circa 100.000 ettari. La politica agricola europea ha consentito all’UE di essere il primo esportatore agroalimentare a livello mondiale, sostenuta dall’eccezionale patrimonio culinario, dalla qualità dei prodotti alimentari e dalla professionalità degli operatori di settore, consentendole di guardare con estremo interesse alle nuove biotecnologie, come dimostrano le politiche d’incentivazione della knowledge based economy adottate nel corso dell’ultimo decennio, nonché dal disegno strategico che pone grande attenzione al biotech futuro delle biotecnologie, inserendolo nell’elenco delle priorità globali quali l’accesso al cibo, longevità, benessere e alimentazione sostenibile. I cambiamenti climatici, l’inquinamento, le specie aliene, la perdita e la frammentazione degli habitat sonotra le cause principali, poiché possono alterare o amplificare in modo irreversibile i delicati equilibri del nostro ecosistema, con danni intuibili sulle risorse naturali che continueranno a colpire l’agricoltura e la produzione alimentare. Non mancano proposte per migliorare le condizioni del settore agricolo di seguito elencate:

 incoraggiare l’utilizzo di tecnologie moderne (in particolare quelle digitali) e garantire maggiore trasparenza del mercato e sicurezza,

 incoraggiare i giovani a diventare agricoltori,

 rispondere ai cittadini sulla produzione agricola sostenibile, salute, alimentazione, abbattimento degli sprechi alimentari e benessere degli animali, 

 ricercare azioni coerenti in linea con la dimensione globale della PAC tra le politiche, in particolare in materia di commercio, migrazione e sviluppo sostenibile,

 creare una piattaforma a livello dell’UE sulla gestione del rischio dall’incertezza dovuta ai cambiamenti climatici e alla volatilità del mercato.

La reazione spontanea, ben accolta dai consumatori e dai produttori locali, in un contesto che presenta un’opinione pubblica complessivamente contraria all’adozione di biotecnologie di carattere transgenico in campo agroalimentare, seppure recentemente ne sia stata esclusa la nocività per la salute dell’uomo, è lo sviluppo dei mercati contadini, la vendita diretta, le esperienze di “community-supported-agriculture” – iniziative non solo per difendere la libertà di scelta, ma anche per investire sul capitale sociale. Considerato che oggi l’80% degli over65 è affetto da almeno una patologia cronica e il 50% affetto da due o più malattie, l’Unione europea guarda con estremo interesse alle nuove biotecnologie, nella visione socio-sanitaria che l’adozione di uno stile di vita sano si traduca in una migliore aspettativa di speranza di vita in salute. Si stima che in Italia la spesa sostenuta ogni anno in terapie e cure per patologie cardiovascolari, diabete e tumori sia di 40 miliardi di Euro, pari a circa 700 euro a testa, mentre negli Usa oltre 700 miliardi di dollari. Per far fronte alle gravi problematiche rappresentate, una delle più grandi sfide del 21° secolo, si auspica che le PAC future (politica agricola comune) mostrino ambizioni più alte per quanto riguarda l’efficienza delle risorse, la protezione dell’ambiente e le azioni per il clima. il nostro pianeta è diviso in numerose e differenti culture che nelle loro tradizioni custodiscono i segreti e le procedure delle antiche ricette culinarie e ancora oggi, fortunatamente, l’alimentazione nel mondo mè ancora un meraviglioso mosaico di colori, profumi, sapori e tradizioni che costituiscono la quotidianità di ogni individuo.

La scoperta e il rispetto di queste tradizioni e di questi sapori, rappresentano per l’uomo un momento essenziale e riuscire a prendere il cibo più confacente da ogni popolo, è la giusta scelta per mangiare bene, in modo sano e con soddisfazione, ma soprattutto, per difendersi dalla standardizzazione industriale che non promette nulla di buono, compresa l’alternativa agli insetti come cibo, purtroppo vantata da alcuni cuochi italiani con piatti creati per la loro diffusione, invece di difendere, a qualsiasi costo, la tradizione culinaria italiana, quale patrimonio nazionale e d’interesse dell’umanità.

Fonte: Fotografie e testi de L'Esercente - edizione di marzo 2018

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