Sua maestà… il pane!

- di Roberta Tidona -

Il pane, come è noto, è uno degli alimenti più diffusi e consumati, in Italia come nel mondo, ma è anche uno dei prodotti  dei quali esistono più varianti, negli ingredienti come nella loro quantità, dalla preparazione alla forma. Dagli ingredienti base, infatti – costituiti da farina, acqua, sale e lievito (ma alcuni di essi possono essere sostituiti con altri) –, si passa ad una serie di combinazioni, di possibilità di arricchimento e di tempi di lavorazione pressoché infiniti e in gran parte legati alle risorse e alle tradizioni dei luoghi in cui viene preparato e da lì diffuso:

  • la “michetta” o “rosetta”: di forma rotonda, con la base piatta e con la tipica incisione a stella, è vuota all’interno per effetto di una prolungata lievitazione dell’impasto. È originaria della Lombardia;
  • la “biova”: originaria del Piemonte, come la michetta è ottenuta con un impasto lievitato a lungo ma anche con una minore quantità di acqua; quando presente (più spesso la biova è semivuota), la mollica è molto morbida;
  • pane di segale: è il più diffuso in Alto Adige e viene aromatizzato con semi di cumino.

 

La sua diffusione nonché la sua centralità sulle tavole sono omaggiate dai molteplici modi di dire che arricchiscono la lingua italiana, nella sua accezione colloquiale. Tra questi, i meno noti sono:

  • cercar miglior pane che di grano

Non accontentarsi di quello che si ha, nemmeno se è il meglio che ci sia.

  • dare il pane con la balestra

Fare un favore molto malvolentieri, con voluto malgarbo, per far ben capire la propria riluttanza.

  • dare il pane e la sassata

Aiutare qualcuno, fargli un favore, o esaudire una sua richiesta facendoglielo pesare o rinfacciandogli il proprio intervento, umiliandolo.

  • essere pane e cacio

Andare molto d'accordo con qualcuno, trovarsi bene insieme, così come stanno bene insieme il pane e il formaggio.
Deriva dalla cultura pastorizia, in cui l'alimentazione era basata sul pane e formaggio.

  • essere un pan perso

Costituire un investimento sbagliato, come il denaro che si spende per comperare del pane che poi finisce per essere sprecato o buttato via. Si dice anche di una fatica o di un lavoro inutile, che richiede sforzi e spese 

e che poi non dà frutto o guadagno. Può essere inoltre riferito a una persona che delude la fiducia accordatale, a chi non ammette i propri errori, a chi si rivela ostinato, e in generale a persone con cui si reputa che non valga la pena di perdere tempo.

  • far cascare il pan di mano

Scoraggiare, far perdere le speranze, l'interesse o la voglia di continuare. Riferito in particolare a una persona maldestra, o testarda, o sciocca, che agisce o si comporta in modo tale da far dubitare della possibilità di trarne qualcosa di buono, di correggerla, di insegnarle qualcosa e così via.

  • leccare un pane dipinto

illudersi, più che altro per disperazione, come chi si illudesse di placare la fame leccando la raffigurazione di un pane.
Il detto riprende un passo di Sant'Agostino (De civitate Dei, 4,23,176) in cui l'uomo che persegue il benessere terreno ignorando volutamente la felicità che viene da Dio, il solo che la può concedere, viene paragonato a un cane affamato che lecca un pane dipinto e non lo chiede invece all'uomo, che potrebbe dargliene uno vero.

  • mangiarsi il pan pentito

Pentirsi amaramente, in genere per avere o non avere fatto qualcosa che avrebbe portato grandi vantaggi; rendersi conto di essersi lasciati sfuggire un'occasione proficua, e quindi ripensare a quello che si è perduto ogni volta che si mangia un pezzo di pane. Ha una sfumatura di rabbia.

  • non distinguere il pan dai sassi

Vederci pochissimo, tanto da non riuscire a vedere nemmeno la differenza tra il pane e i sassi. Anche mancare del più elementare discernimento, non capire le cose, non saper distinguere per mancanza d'intuito o d'intelligenza. Oppure ancora essere sempre distratti o svagati, o molto inesperti, ingenui e creduloni, e in senso lato, molto ignoranti.

  • non volere il pane a conto

Non volersi sentire in debito con qualcuno, non accettare prestiti o favori troppo impegnativi. Il pane a conto è quello che si compera facendosi segnare l'importo su una nota da pagare in un tempo successivo.*

* per una lettura completa si rimanda a il Dizionario dei modi di dire sul sito corriere.it

 

Digressione sui modi di dire a parte, questo articolo nasce dalla volontà di dare il giusto spazio e la giusta importanza al pane, anche e soprattutto nel suo stato raffermo. Il pane, infatti, è, insieme a pochi altri, un alimento che non si butta. Oltre alla consuetudine di tradurre il pane secco / duro in pane grattugiato, segnalo tre ricette che possono dare una squisita destinazione al pane raffermo: 

 

  1. Zuppa paesana valdostana per 4 persone

Si tagliano 300 g di pane raffermo a grosse fette, poi si affettano 200 g di formaggi valdostani, tipo Fontina e toma. Dopo aver disposto alcune fette di pane sul fondo di una pirofila, si copre con una parte di formaggio affettato e una bella spolverizzata di grana grattugiato. Si prosegue con un altro strato di pane, formaggio e grana, per una teglia più ricca si può fare un terzo strato. A questo punto si bagna con brodo bollente, di carne, ma va bene anche vegetale e si inforna a 180°C per una ventina di minuti. Si serve fumante e filante.

  1. Pane pugliese per 4 persone

Si adagiano su un vassoio 4 belle fette di pane casereccio raffermo, si strofinano con uno spicchio di aglio poi si bagnano con poca acqua per ammorbidirle. Si cospargono con abbondante polpa di pomodoro, basilico spezzettato, origano, sale, pepe e un generoso filo di olio extravergine d’oliva.

  1. Pappa al pomodoro per 4 persone

Si parte rosolando uno spicchio di aglio e una cipolla tritata in un bel filo di olio, poi si elimina l’aglio e si aggiungono circa 500 g di pomodori pelati e frullati, quindi si porta a bollore, si unisce un ciuffo di basilico spezzettato e si fa cuocere con calma per una decina di minuti. Si taglia il pane raffermo a pezzetti e lo si aggiunge alla salsa, mescolando. Non appena il pane sarà ben inzuppato si aggiunge circa un litro di brodo, bollente, meglio se di carne. A questo punto si regola di sale e pepe e si fa sobbollire per 15 minuti. Alla fine si spegne e si fa riposare per un’oretta mescolando spesso per amalgamare gli ingredienti. Si serve con un filo di olio buono e foglie fresche di basilico.

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