Tanti buoni motivi perché l’Europa riconosca la tipicità del gelato italiano

- di Roberta Tidona -

l gelato è ormai molto più di un’eccellenza italiana; è un prodotto di mercato notevole che rappresenta una fetta di mercato consistente sul piano della stessa nostra economia. Giusto per dare qualche numero, il gelato in Italia impegna 40/47,000 PMI con una forza lavoro di 2/300,000 unità e produce il 2% del PIL. L’ Associazione Italiana Gelatieri del presidente Vincenzo Pennestrì e del segretario Claudio Pica si è spesa in maniera encomiabile in questi anni per promuovere e valorizzare il gelato al di là dei confini nazionali e internazionali. Quello che manca al gelato è un riconoscimento formale a livello europeo e quello che i gelatieri italiani chiedono la “garanzia” del prodotto, alla pari di qualsiasi altro prodotto tipico, al gelato vuole essere riconosciuto il fattore “qualità”. Entrambe le richieste devono essere strutturate a Bruxelles presso il Parlamento Europeo e se, sulla carta sembra una cosa semplice, in realtà è un percorso tanto tortuoso

Liberandosi però dai tanti ecquivoci che rischiano anche di minare l’integrità del ciclo produttivo

da porre in essere un iter di maturazione di conoscenza e di battaglia politica. Bisogna inoltre uscire da un equivoco, per anni si è opposto il gelato artigianale al gelato industriale e l’addizione artigianale identificava l’aspetto del gelato fatto sul momento / in giornata e dimostrava per l’ennesima volta che dietro il concetto di artigianale si nasconde tutto e il contrario di tutto. Altro equivoco di cui scrollarsi è la purezza del gelato; in realtà, è quasi impossibile fare un gelato puro, il gelato risulterà sempre un po’ imbastardito dalla scelta di ingredienti o

da un ciclo produttivo non corretti. Questi equivoci sono il punto di partenza per presentare a Bruxelles un discorso organico e formalmente corretto con possibilità di successo tra gli addetti ai lavori. Questo discorso, nero su bianco, sta prendendo la forma e il contenuto di un disciplinare scritto dai maestri gelatieri – fratelli Pasquarella dell’AIG – con la supervisione di Pier Giorgio Tupini – presidente dell’Accademia della Cultura Enogastronomica – e il supporto degli stessi Vincenzo Pennestrì e Claudio Pica. In particolare il contributo tecnico di Pennestrì può essere riassunto con una frase che giustifica, più di ogni altra, il riconoscimento del gelato come prodotto tipico italiano: «il gelato, al pari di pane e pizza, è un termine che non conosce traduzione nel mondo e rimanda direttamente e inequivocabilmente all’Italia». Il contributo di Pica invece ha fatto emergere anche l’esigenza di valorizzare il mestiere del gelatiere, al quale deve essere riconosciuto un attestato di qualità, di pari passo al riconoscimento di qualità del suo gelato. Il convegno, moderato da GiovanniTagliapietra de Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio, è stato decisamente uno scambio dialettico importante, per presentare il disciplinare che l’Associazione Italiana Gelatieri sta stilando, da una parte e per confermare la necessità di aggiornamento dei criteri di valutazione e valorizzazione sia del gelato che del gelatiere.

Fonte: Fotografie e testi de L'Esercente - edizione di dicembre 2017

Cerca nel Sito

Sfoglia i contenuti

Una volta al mese ti manderò dei contenuti nuovi oppure, di tanto in tanto, ti informerò di qualche nostra iniziativa . Portrai sempre cancellare la tua iscrizione seguendo i link.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.