Vivere ... per mangiare

-di Per Giorgio Tupini-

Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie. Signore e signorine le dita senza guanto scelgon la pasta ...(G. Gozzano, Le golose)

Dove il benessere ha superato l’angoscia della disponibilità del cibo, l’alimentazione merita l’appellativo di diritto alla vita fino alla sublimazione dei gusti e degli odori che ti lanciano nella quota delle sensazioni di piacere che derivano dal soddisfacimento degli obiettivi primari. Nutrirsi è, indubbiamente, un’esperienza essenziale dell’essere umano, come il dolore, la felicità, l’amore, tanto da poter affermare il diritto del riconoscimento all’esistenza con l’espressione "vivere per mangiare” superando l’aforisma Socratiano “io mangio per vivere”. Vivere vale anche per il solo gusto di mangiare, poiché, il cibo sollecita i sensi del corpo tanto da fondersi con i piaceri amorosi e intellettuali in un abbraccio di sapori. Nel ricordo dell’orto dei Feaci dove fioriscono e fruttificano .peri e granati e meli con splendidi frutti, fichi dolcissimi e piante rigogliose d’ulivo. (dall’Odissea di G. A. Privitera), mentre nella “ricerca del tempo perduto” Marcel Proust, attraverso il sapore della madeleine inzuppata nel miele di tiglio, risveglia il potere “rigeneratore” del cibo come impulso per rinnovare la memoria e l’arte, trasformando, nello scenario di un teatro, la sua camera in un piccolo padiglione che affaccia sul giardino. Fanno da padrone a tavola sia i grassi quanto gli zuccheri poich. sono alimenti dotati di proprietà edonistiche che, esaltano la loro funzione rispetto alla loro composizione bromatologica, creando un tono affettivo, per cui l’uomo moderno trova sempre di pi. nella buona tavola un bene rifugio diverso da quello legato al mero fabbisogno nutrizionale. La prima ricompensa nella vita di relazione è, infatti, la caramella e il primo castigo . il rifiuto del dolce. Ma, attualmente, il ruolo del cibo nella vita dell’uomo appare calpestato e umiliato dall’industria biochimica e dalla biogenetica che creano cibi sempre nuovi con il sapore destinato alla sua irriconoscibilit., per cui i simboli nutrizionali imposti guidano il consumatore, rendendolo inadeguato a scegliere autonomamente e a giudicare secondo esperienza. Recentemente la Francia con le , etichette a semaforo adottate prima ancora in Inghilterra, con la che ufficializza il logo a cinque colori scelto dal governo, ha cancellato con un colore impresso, la storia sulla ricercatezza e sul fascino dei cibi sognati e consumati, ben testimoniati dalla conoscenza della vita e dall’esperienza che l’uomo ha faticosamente trasformato in arte da gustare. 

Facilmente si dimentica che il concetto di “salute” trova una risposta nel benessere fisico e psichico guidato da un’alimentazione senza limiti alla qualità, capace di esaltare sensazioni di soddisfazioni e appagamento indispensabili a garantire “la qualità della vita e la sua speranza nel tempo”. Gli alimenti rivestono, infatti, un ruolo inconfondibile nel bilanciamento dei comportamenti, laddove il buon cibo funziona da equilibratore dei modi di agire generando, oltre alle sensazioni di gusto durante il consumo del pasto, stimoli geusogeni*, condizioni confidenziali, istinti favorevoli, rapporti interpersonali, intese e programmi, ma, soprattutto riuscendo ad assopire l’animosità del dialogo e a catalizzare le idee.

 Italo Calvino, parlando di cibo in “Palomar” nerilevava la valenza mentale, estetica, artistica esimbolica narrando del signor Palomar che nel negozio di formaggi vede un museo laddove sente, come al Louvre, dietro ogni oggetto esposto la presenza della civiltà che gli ha dato forma e che da esso prende forma in innumerevoli varianti, connotazioni e sfumature o la meraviglia del generale Loewenhielm che, sbalordito esclama “. del miglior Amontillado che abbia mai assaggiato!!... ripetendo dopo una cucchiaiata piena di minestra, “sto certamente bevendo brodo di tartaruga... e che brodo di tartaruga!” fino al silenzio reverenziale quando servita una nuova pietanza “Inaudito!” disse a se stesso, “questo . Blinis Demidoff!” (K. Blixen, Il pranzo di Babette).Nell’occasione della cena sontuosa nel palazzo di Donnafugata, il Principe, benché rapito nella contemplazione di Angelica, ebbe modo di notare che la démiglace era troppo carica, al contrario dei commensali che mangiavano senza pensare a nulla, e non sapevano che il cibo sembravaa loro tanto squisito perché un’aura sensuale era penetrata in casa. ( G.Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo ). Oggigiorno le preferenze si modificano rapidamente stimolate dall’offerta di prodotti sempre diversi e con gusti supportati da incessanti stimoli pubblicitari che influenzano le scelte dei consumatori, per cui non è lontano dalla realtà, il timore che la moda e il gusto siano soprattutto il prodotto del messaggio pubblicitario, sempre più in grado di creare stimoli motivazionali tali da spostare le masse verso scelte definite da gruppi di potere economico e commerciale. Si tratta di una pubblicit. studiata ed elaborata per agire a livello soprattutto inconsapevole, troppo spesso sfavorevolmente, su quegli elementi essenziali che caratterizzano l’uomo nel concetto di evoluzione della specie e di appartenenza a società che in ogni periodo del loro tempo sono state, comunque e sempre, considerate moderne o contemporanee. Oggi nello schema dei colori del semaforo, come uno squillo di tromba, sono indicati con il rosso gli alimenti da assumere con moderazione, con il verde i cibi sani, mentre con il giallo s’invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata. Però, le Nutri-Score fanno riferimento solo a calorie, proteine, grassi e sale indicando che la soia . un alimento migliore del latte, mentre rifiutano il cioccolato gettando nello sconforto gran parte dell’umanità. In tal modo si perde di vista quanto l’alimento stia diventando uno standard europeo su spinta delle multinazionali e a Bruxelles la battaglia per l’etichettatura . appena iniziata, con le lobby delle multinazionali che sostengono il sistema a semaforo.

Questo sistema di classificazione adottato rappresenta, infatti, per i grandi gruppi del food, un business mondiale da 570 miliardi di dollari, facendo slittare tutto nel circolo degli affari in un mercato europeo che conta 700 milioni di consumatori. Tale situazione rischia di danneggiare l’economia agroalimentare italiana relativamente a quei prodotti di qualità dotati di protocolli di produzione specifici, e non a caso l’Italia per voce del Ministero delle politiche agricole e alimentari si è già opposta alle etichette a semaforo, con una nota dello scorso marzo, sottolineando come “una previsione così semplicistica nella classificazione nutrizionale porti ad identificare molte eccellenze italiane come potenzialmente pregiudizievoli per la salute dei consumatori”. Ma, le etichette a semaforo, in una società che tende sempre più a guidare consumi e consumatori, sono state accolte con esaltazione dall’OMS e dalle associazioni internazionali dei consumatori, poich. ritenute il miglior sistema per aiutare l’utente a capire le caratteristiche nutrizionali di un prodotto. La politica, che segue l’onda delle lobby industriali e le preferenze del popolo disinformato, avalla e sancisce con discutibili norme, imponendo il nuovo sistema sterile dei colori di conoscere il cibo che si mangia.. Al contrario, la Nutri Score non insegna a percepire la cosa più importante del cibo, ossia l’apporto nutrizionale complessivo dove protidi, glucidi,lipidi, sali, ormoni e vitamine si fondono per dare vita a nuovi composti utili all’alimentazione e accentuati dal senso di gratificazione. Il risultato . che si sta facendo una pessima educazione al consumatore al quale si toglie il compito e il gusto di leggere e di approfondire le indicazioni fornite dalle etichette, i cui contenuti confluiscono ora in un colore che sancisce senza appello la qualità salutistica di un alimento. Si vola sulle rotte aeree e si corre sulle strade regolate dalle luci dei semafori, si votano le leggi con i colori delle luci sul pannello elettronico, si arriva in ospedale con il colore del codice già assegnato, si mangia con la preoccupazione del colore che segnala il cibo e si farà l’amore con il semaforo ai piedi del letto con il terrore chesi accenda la luce rossa.

* Fattore primordiale del tono affettivo, della «coscienza di sé» (con esclusione di ciò che viene dagli organi sensoriali propriamente detti) capace di determinare un sentimento denerale di benessere.

Fonte: Fotografie e testi de L'Esercente - edizione di febbraio 2018

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